La nostra storia
La
nostra storia è, in sostanza, la storia di Firenze: il nostro territorio è una
parte del "contado", la campagna che forniva il grano, l'olio, il vino
e gli uomini allo sviluppo della vicina città.
Come
in tutta la Toscana, anche da noi la civiltà è nata con gli etruschi, un
popolo dalle origini misteriose (probabilmente veniva dal vicino oriente) che ha
sviluppato l'agricoltura e la siderurgia, conquistando con le sue armi in ferro,
gran parte dell'Italia centrale. Da noi ha lasciato tracce consistenti nei nomi
dei luoghi e nelle aree archeologiche di FRASCOLE, LAGO DEGLI IDOLI, MONTE GIOVI
e in una serie di cippi scolpiti in pietra.
L'età
romana, a cui si deve la fondazione e lo sviluppo di Firenze, ha lasciato
testimonianza nei nomi di luogo, nella viabilità e nell'organizzazione delle
campagne, dove i centri principali divennero, alla fine dell'Impero, le sedi
delle principali chiese rurali: le PIEVI.
Nel
medioevo la crisi dello stato portò alla costruzione di decine di CASTELLI, si
sviluppò il monachesimo delle ABBAZIE e, con la rinascita del XI secolo, si
diffuse lo stile romanico nell'edilizia religiosa.
Il
successo economico e politico di Firenze riportò nelle campagne parte delle
ricchezze accumulate col commercio e la finanza, con la costruzione di VILLE e
PALAZZI. L'agricoltura si organizzò intorno alle fattorie e a centinaia di CASE
COLONICHE e MULINI, sparsi per le colline, diventate un giardino di vigneti e
oliveti grazie al duro lavoro di migliaia di contadini.
Tra
Settecento e Ottocento, le prime trasformazioni sociali ed economiche fecero
crescere i nostri piccoli CENTRI STORICI, intorno ai quali si organizzarono i
comuni attuali.
Durante la II Guerra Mondiale la popolazione, in gran parte ostile al fascismo,
appoggiò la lotta partigiana e pagò un tragico tributo di sangue alle
rappresaglie naziste.
La seconda parte del Novecento ha visto poi radicali trasformazioni: gran parte
della popolazione ha abbandonato l'agricoltura per lavorare in città e le
migliaia di case di campagna sono diventate residenze private o turistiche.
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Il
comune di Reggello
Il comune di Reggello comprende una vasta area del versante che scende
dalla dorsale del Pratomagno fino al Fiume Arno. Il capoluogo, e molti
altri centri più piccoli, sono cresciuti sull'altopiano, formato dai
depositi di un lago preistorico che riempiva la Valle dell'Arno. A
monte i terrazzamenti e le piantagioni di olivi e, più in alto, i
boschi e i pascoli. A valle l'altopiano si erode nelle
"balze" e precipita nella piana attraversata dal fiume e
dalle strade, autostrade e ferrovie.
Reggello è un paese che conserva un bel centro storico e, nelle
vicinanze, la rimarchevole Pieve di S. Pietro a Cascia. L'altro polo
di interesse è la Foresta
di Vallombrosa, cresciuta intorno alla millenaria Abbazia,
e nelle vicinanze il complesso turistico del Saltino, che vanta ormai
cento anni di tradizione alberghiera.
Le estese piantagioni di olivi e la tradizione secolare fanno di
Reggello il "paese dell'olio" extra vergine di oliva.
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La
foresta di S. Antonio è un'Area Naturale Protetta della Regione Toscana,
gestita dalla Comunità Montana della Montagna Fiorentina.
La foresta si sviluppa in un'area di circa 900 ettari, tra i 600 e 1490 m
di altitudine, sui rilievi a monte di Reggello.
Il faggio è la specie più diffusa, seguita dal castagno, il cerro, il
carpino. Alcuni rimboschimenti ospitano douglasie, abeti bianchi, abeti
rossi e pini neri.
L'Area Naturale Protetta è di grande importanza per la varietà delle
specie botaniche che vi vegetano e per la bellezza delle pendici montane
che la ospitano. Tra le specie da segnalare: Campanula persicifolia,
Dianthus balbisii, il Giglio martagone e alcune orchidee (Orchis maculata,
Orchis mascula e Orchis sambucina).
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i
Sentieri
La foresta è attraversata da 18 km di sentieri segnalati, che si
collegano ad itinerari ancor più estesi, sia verso Vallombrosa, che verso
la cima del Pratomagno o la valle del Casentino.
La Comunità Montana ha attrezzato numerose aree di sosta e sta
recuperando diversi immobili come rifugi. Il complesso più interessante
è quello di Case S. Antonio, a quota 930 m.
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Poggio della Regina
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Partendo
dal centro abitato di Reggello si può salire, a piedi (2 ore) o in
auto, sul Poggio della Regina, un rilievo posto a quota 913, da cui si
gode di un panorama circolare. Il luogo è veramente strategico, e ciò
spiega come mai proprio quassù, durante il Medioevo, sia stato
costruito uno degli insediamenti fortificati più importanti della zona:
il Castiglione della Corte. La sommità del rilievo dove sorgeva il
castello è stato poi chiamato dai contadini Poggio della Regina, per la
leggenda che narrava di una reggia favolosa.
La
Storia
In realtà gli scavi archeologici condotti dal 1993 dall’Università
di Firenze hanno ricostruito la storia di un insediamento che si sviluppò
intorno all'anno 1000 e fu sotto il controllo dei Conti Guidi e dei
Pazzi, loro vassalli, fino ai primi del Trecento, quando l'espansione
politico-militare del Comune di Firenze portò alla distruzione di gran
parte dei castelli feudali. Alcune fonti parlano della distruzione del
Castiglione già nel 1290.
Comunque nel Trecento il ruolo di questo insediamento perse
d'importanza, sia per lo sviluppo dei villaggi del fondovalle come
Cascia e Castelfranco, sia per lo spopolamento delle zone di montagna
dopo la grande peste del 1348.
Il
Sito Archeologico
Il castello occupa una posizione strategica sulla valle dell'Arno e
controllava anche le mulattiere che, salendo sul Pratomagno, portavano
in Casentino, percorsi secolari dei pastori transumanti e dei carbonai.
Il poggio sul quale sorge ha pendici scoscese e una cima isolata
sufficientemente ampia e difendibile, da cui si gode un'ottima visuale
sul fondovalle.
Lo scavo archeologico ha documentato le vicende del castello, dalla sua
costruzione sulle spoglie di un precedente insediamento altomedievale,
fino al suo rapido abbandono a metà del XIV secolo, del tutto simile a
quanto avvenuto in tante aree marginali della Toscana.
A sua volta, le tracce alto-medievali si sovrappongono a strati
etruschi: Poggio alla Regina è stato quindi popolato ed abbandonato per
tre volte.
Il visitatore può osservare, oltre alle caratteristiche del luogo,
anche una serie di strutture murarie che lo scavo ha messo in luce:
parte della cinta difensiva, il basamento della torre principale, il
pozzo (profondo oltre 14 metri), la strada che tagliava in due
l'insediamento e le fondamenta di alcune abitazioni.
Alle spalle del Poggio della Regina la montagna riprende a salire e,
lungo il crinale piuttosto aspro si incontrano altri due rilievi
strategici: Monte Acuto (1131 m) e Poggio Castelluccio (1386 m).
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